Nel referendum confermativo sulla giustizia previsto per il prossimo mese di marzo non ci sarà alcun quorum da raggiungere. A differenza dei referendum abrogativi, la consultazione sarà valida qualunque sia la percentuale dei votanti. Eppure, proprio l’affluenza rischia di essere l’elemento decisivo per l’esito finale. Non per ragioni tecniche, ma per ragioni politiche e sociologiche.
Quando l’affluenza è alta, significa che il tema è riuscito a mobilitare anche l’elettorato meno politicizzato e meno schierato. In genere, una partecipazione ampia tende a favorire la proposta sostenuta dall’assetto istituzionale e da una parte significativa delle forze politiche, perché intercetta gli elettori moderati e i votanti meno inclini a usare il referendum come strumento di protesta. Un’alta partecipazione, dunque, tende a consolidare il consenso intorno alla riforma, aumentando le probabilità di vittoria dei “Sì”.
Se invece l’affluenza fosse bassa, il peso relativo dell’elettorato più motivato aumenterebbe. Nei referendum confermativi, spesso chi è contrario alla riforma è più determinato e politicamente mobilitato, perché percepisce il voto come un’occasione per bloccare un cambiamento sgradito. Con pochi votanti di norma contano di più gli elettori fortemente schierati, cresce l’incidenza del voto di protesta e si riduce il peso dell’elettorato moderato e meno coinvolto.
In questo scenario, il “No” può risultare avvantaggiato, non per una maggioranza silenziosa, ma per una minoranza più motivata e organizzata. Senza quorum, ogni voto conta in modo diretto. Non esiste l’opzione dell’astensione strategica per invalidare la consultazione. Per questo motivo, la vera battaglia si giocherà sulla capacità dei due fronti di portare i propri elettori alle urne.
Il referendum sulla giustizia sarà quindi meno una questione tecnica e più una sfida politica sulla partecipazione. Se l’affluenza sarà alta, i “Sì” avranno maggiori possibilità di prevalere. Se invece voteranno in pochi, il peso degli elettori contrari potrebbe risultare decisivo.
In un referendum confermativo, non è il quorum a decidere. È la mobilitazione.
