Immigrazione, la nuova frontiera del voto europeo: verso le elezioni di Spagna e Italia, mentre Londra guarda al 2029

Le tendenze dell’estate 2026 indicano un’Europa nella quale l’immigrazione continua a essere una potente leva elettorale, ma con differenze profonde tra Nord e Sud. In Italia il centrodestra conserva un vantaggio strutturale, mentre la sfida per il 2027 potrebbe giocarsi sulla capacità di trasformare il controllo dei flussi in una risposta credibile al problema demografico e alla domanda di lavoro.

L’immigrazione è destinata a rimanere uno dei terreni decisivi della politica europea nei prossimi anni. Non necessariamente perché sia sempre la prima preoccupazione degli elettori, ma perché è uno dei temi che più facilmente consente ai partiti di costruire identità politiche, dividere gli schieramenti e mobilitare gli elettori.

La fotografia dell’Europa nel 2026 è tuttavia meno semplice di quella che emerge dalla contrapposizione tra “aperturisti” e “sovranisti”. I dati dell’Eurobarometro mostrano che il 51% degli europei esprime un giudizio negativo sull’immigrazione proveniente da Paesi extra-Ue, contro il 45% che la considera positivamente. Ma le differenze nazionali sono enormi: la percezione è positiva soprattutto in Svezia, Spagna e Irlanda, mentre prevalgono nettamente gli orientamenti negativi in Paesi come Cipro, Lettonia, Lituania e Ungheria.

Il paradosso è che il tema migratorio torna politicamente centrale anche mentre i numeri dei richiedenti asilo nell’Unione mostrano una diminuzione. Nell’aprile 2026 le prime domande di asilo sono state 42.960, l’11% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Italia, Francia, Spagna e Germania hanno comunque concentrato il 76% delle prime domande nell’Ue.

È in questo quadro che bisogna leggere le prospettive elettorali di Italia, Spagna e Regno Unito.

Per l’Italia il 2027 rappresenta, salvo elezioni anticipate, l’orizzonte naturale della prossima legislatura. Ed è proprio l’Italia il Paese nel quale il rapporto tra immigrazione, destra e consenso elettorale appare più interessante.

Gli ultimi sondaggi disponibili confermano innanzitutto la solidità di Fratelli d’Italia. Nella rilevazione YouTrend/Sky TG24 di giugno, FdI era al 27,8%, davanti al Pd al 22,2%, al Movimento 5 Stelle al 12,1% e a Forza Italia all’8,2%. Ma il dato politicamente più interessante è la crescita delle formazioni alla destra della Lega: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci raggiungeva il 5,9%, superando per la prima volta il Carroccio, al 5,8%.

Una successiva rilevazione Swg per La7, condotta tra il 10 e il 15 giugno, confermava sostanzialmente la stessa struttura: FdI al 27,9%, Pd al 22,1%, M5S al 13,3%, Forza Italia al 7,2%, mentre Futuro Nazionale e Lega erano entrambi al 5,3%.

La conclusione più prudente non è che l’immigrazione farà vincere le elezioni alla destra. È piuttosto che il centrodestra parte da una posizione di forza sul tema, e che la competizione potrebbe spostarsi all’interno dello stesso campo politico.

Per Giorgia Meloni la questione migratoria presenta una doppia opportunità e un doppio rischio.

L’opportunità è evidente: il governo può rivendicare una politica fondata sul controllo delle frontiere, sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito e sulla riduzione degli arrivi irregolari. Inoltre, l’esecutivo può sostenere di avere spostato il dibattito europeo verso una maggiore attenzione alla protezione delle frontiere esterne.

Il rischio è invece quello di lasciare spazio alla destra della destra. Se una parte dell’elettorato considera ormai acquisita la linea di FdI, può cercare una proposta ancora più radicale, soprattutto sui rimpatri, sulla cittadinanza, sui controlli alle frontiere e sull’integrazione.

La Lega, in particolare, rischia di trovarsi schiacciata tra due poli: FdI come principale forza della destra di governo e una nuova destra più identitaria sul terreno dell’immigrazione e della sicurezza.

È qui che la campagna elettorale del 2027 potrebbe diventare più complessa.

L’Italia non deve soltanto gestire l’immigrazione irregolare: deve anche affrontare un problema demografico che rende difficile sostenere il mercato del lavoro senza nuovi ingressi.

La stessa percezione dell’opinione pubblica contiene questa contraddizione. Secondo una rilevazione Ipsos sulle aspettative per il 2026, il 71% degli italiani ritiene probabile un aumento dell’immigrazione nel proprio Paese, mentre il 63% considera preoccupante il declino demografico.

Il tema, quindi, potrebbe progressivamente spostarsi da una domanda molto semplice — quanti migranti arrivano? — a una questione molto più difficile: quali migranti servono all’Italia, quanti, attraverso quali canali e a quali condizioni?

È una distinzione fondamentale.