DIBATTITO PRESIDENZIALE USA: BUGIE ESPLICITE COME NON MAI

Dibattito presidenziale USA - Hillary Clinton Donald Trump - Opimedia Consulting

Questa notte si è svolto il primo dibattito presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump.

Tralasciando per un momento la prima e più naturale domanda “chi ha vinto?”, alla quale risponderemo dopo, occorre mettere in evidenza alcuni elementi tecnici. Molti analisti ed esperti di pubblic speaking statunitensi, si sono concentrati su un elemento che rende questi confronti assolutamenti unici nella storia della politica made in USA. Si tratta delle bugie. Sì, perchè mai come in questo caso, le bugie da una parte e dall’altra, sono state profuse a piene mani e con la chiara consapevolezza di doverlo fare.

Trump, ad esempio, ha dovuto palesemente mentire sulle motivazioni per le quali non presenterà la propria dichiarazione dei redditi e ancora sul fatto di essere sempre stato contrario alla guerra in Irak. Lo ha fatto con scarsa efficacia, nonostante i tentativi di training ai quali con ogni evidenza si è sottoposto.

Per Hillary Clinton le cose non erano molto diverse: la questione delle e-mail d’interesse nazionale, gestite sulle sue caselle di posta personale e poi cancellate, sono state coperte da risposte imbarazzate e poco convincenti, che lasciano trasparire più di un imbarazzo.

Le loro capacità comunicazionali hanno vacillato ma soprattutto, non sono stati brillanti nell’affrontare le difficoltà altrui. Tante bugie, insomma, espresse con grande ostentazione ma che non hanno portato benefici neppure difensivi.

Bugie che un tempo avrebbero chiaramente decretato il knock-out del dichiarante, in questo caso sono state tollerate del pubblico e dagli elettori come mai successo prima, evidenziando un processo di smalizia crescente dell’elettore medio americano che oramai dà per scontato una quota standard di falsità.

Trump, dopo una prima mezz’ora durante la quale ha seguito le impostazioni dei trainer, ha cominciato ad accusare la fatica psicofisica, e con l’affaticamento sono arrivate le prime “deviazioni” dalla strategia decisa e provata e riprovata decine di volte nelle lunghe fasi preparatorie.

Il miliardario americano, lasciato a se stesso, è soggetto a strafalcioni clamorosi e puntualmente sulla politica estera, tema giunto a fine dibattito, ha mostrato una preparazione  poco superiore a quella che potrebbe avere uno studente di un qualsiasi college americano. I suoi consulenti lo sanno molto bene, ma il problema della ridotta capacità di concentrazione  dell’uomo Trump, si presenta al momento come difficilmente risolvibile.

La Clinton, nonostante i  problemi di salute che l’attanagliano, è comunque più energica e capace di reggere la scena più a lungo, con una capacità di attenzione che supera di gran lunga, per durata, quella del suo avversario.

Bugie (mai tanto espressamente dichiarate e palesate, fatto assolutamente nuovo nella storia dei dibattiti presidenziali) e capacità di resistenza fisica,  potrebbero fare la differenza nei prossimi dibattiti, proprio perchè per quanto Trump si allenerà, il problema della sua tenuta fisica e mentale a confronti di oltre un’ora e mezza potrebbero rivelarsi seriamente fatale.

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